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Brevi cronache dal caos metropolitano di Gianfranco CapittaBrevi cronache dal caos metropolitano di Gianfranco Capitta Un viaggio tra due modelli di festival. «Short Theatre» a Roma, con la rivelazione del giovane performer Alessandro Sciarroni e il suo «Joseph» molto digitale, e «Fast» a Terni, con le acrobazie amniotiche di Layès più il treno fantasma dei romagnoli Erosanteros
Si addensano in autunno, da noi, le rassegne che privilegiano la nuova spettacolarità (giovanile e non solo), e che sempre più vanno a costituire veri e propri circuiti urbani. Nel senso che mettono in cartellone molti spettacoli già visti altrove, facendone però vetrina per il pubblico di quella città. Non come da molti anni fa meritoriamente a Roma Le vie dei festival (in programma dal 10 ottobre a Roma) che della programmazione e creatività estiva cerca ogni volta, da molti anni, di rintracciare e ricostruire una progettualità, ma proprio come una sorta di podcasting teatrale per chi non ha avuto la fortuna di vedersi prima quella creazione. Linguaggi emergenti A Roma quest'anno Short Theatre ha goduto nuovamente di una doppia location, prima al Macro di Testaccio e poi all'India, nonché di una programmazione piuttosto corposa, ma nella quale era difficile ritrovare un filo conduttore per tracciare se non l'identikit almeno gli auspici di linguaggi emergenti e autonomi in questo incerto paesaggio della cultura italiana paralizzata dai tagli e dall'ostilità governativi. Ci si può far catturare dalla cornice sicuramente «suggestiva» e gradirla, ma questo dipende dalle «suggestioni» che ogni città e ogni situazione possono dare. Può sembrare casuale quindi parlare di uno spettacolo piuttosto che di un altro, al di là del criterio ovvio di non insistere su cose già viste e raccontate altrove. Una rivelazione promettente diventa allora Alessandro Sciarroni, giovane artista che fa un uso né gratuito né peregrino della tecnologia del suo computer, che è in grado di restituirci la sua immagine in diretta, sul grande schermo di fondo, ripresa da angolature moltiplicate, simmetriche, rovesciate, reciproche, oppure attraverso particolari deformati che ce ne scoprono possibilità di espressione (e di costruzione dell'immagine) totalmente inusitate. Lui, performer solitario di se stesso e delle sue fantasie, non manca di ironia applicata alle situazioni più banali ma private, come può esserlo il pianeta di una chat erotica. Molto divertente e in grado di suscitare attesa per la sua prossima performance, dopo questo Joseph, una sorta di alter ego che dà il titolo allo spettacolo (coprodotto dallo stabile delle Marche). |



